Ma cosa mai avranno in comune autori così lontani come Battiato, Waters, Ferretti e De André?
Questo libro li fa dialogare tra loro, rispettando la grande diversità delle loro angolature, intorno al tema delle storture del tempo moderno: chi pensando ad un’altra velocità, chi cantando le solitudini degli emarginati, chi disperandosi per le violenze delle guerre, chi prendendo di mira il consumismo e la legge ferrea del produci-consuma-crepa; tutti aspirando a un ritorno alla natura umana e alle proprie origini, qualcuno guardando verso Dio.
Questo libro parla, prendendo spunto dai brani più profetici degli autori citati, di come sono diventate le nostre vite: sempre più affrettate, mille cose da fare, mille stimoli da elaborare, mille messaggi a cui rispondere all’istante.
Il tempo moderno ci aveva promesso più tempo libero, più libertà, pace, democrazia e in qualche caso addirittura la felicità. E invece ci ritroviamo controllati, seguiti ovunque, alienati, con meno diritti, violentati dalle guerre, schedati, sempre più dipendenti dagli smartphone e ora addirittura sostituiti dall’intelligenza artificiale, persino nei processi creativi artistici.
Eppure quei quattro lì, ciascuno a modo suo, ci avevano avvertito.